Intervento del Presidente Avv. Daniele Grasso all’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2011
Ecc.ma Signor Presidente,
Ecc.mo Signor Procuratore Generale,
Ecc.mo Signor Ministro della Pubblica Amministrazione ed Innovazione,
Eminenza,
Autorità Civili e Militari,
Magistrati e Colleghi,
Signore e Signori,
ho il gradito onore di prendere la parola nella mia qualità di Presidente dell’Ordine Distrettuale di Venezia, e, quindi, anche per conto dei Consigli dell’Ordine di Bassano, Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Verona e Vicenza, presenti alla cerimonia odierna e tutti aderenti all’Unione Triveneta dei Consigli dell’Ordine, esprimendo, nel rispetto delle indicazioni protocollari, le valutazione dell’Avvocatura sulla situazione del Sistema Giustizia nel nostro Distretto.
Gli Ordini Veneti sono stati protagonisti, anche nel corso dell’anno 2010, di un intenso confronto con i responsabili degli Uffici Giudiziari, che ha consentito un coinvolgimento reale, diretto, partecipe dell’Avvocatura nell’amministrazione del sistema giustizia ed un conseguente sempre più elevato senso di responsabilità nella ricerca di soluzioni delle problematiche, ormai inesorabilmente emergenziali, che quotidianamente pregiudicano o condizionano i risultati, anche minimi, che Magistrati, Avvocati e personale amministrativo non rinunciano a tentare di raggiungere.
Si è costretti a ribadire, per l’ennesima volta, che anche le iniziative e le esperienze realizzate nell’anno appena trascorso appaiono destinate, per la loro caratteristica intrinseca più riparatoria che migliorativa, a dover essere considerate terapia di sintomi e non cura delle cause del malessere.
A ben vedere e valutare la situazione di contesto, obiettivamente considerando la situazione regionale che, purtroppo, non si distingue da quella nazionale, dovremmo prendere atto che tanta disponibilità soffriva, in origine, della inesorabile prospettiva di essere vanificata da un inarrestabile aumento dei dati relativi le sopravvenienze, da un progressivo aumento delle scoperture degli organici, dalla inadeguatezza degli stessi organici coperti e dall’insufficienza delle risorse strumentali a disposizione degli uffici.
Nulla di originale e nuovo, questo è vero, come vero è che comunque l’Avvocatura ha voluto tener fede ai proprio impegni, anche se consapevole di fornire un soccorso piuttosto che un contributo risolutivo.
Sono state impiegate dai Consigli degli Ordini risorse finanziarie per centinaia di migliaia di euro, destinate ad acquisire strumenti informatici indispensabili a consentire il dialogo telematico per il processo civile e penale, nella speranza di ovviare, almeno in parte, alle carenze croniche di personale addetto agli sportelli di cancelleria ed alle notifiche.
È stato messo a disposizione personale esterno con contratti a progetto per coadiuvare gli uffici nella stesura delle sentenze e per provvedere alla bonifica di dati di riferimento.
Sono stati rinnovati contratti con cooperative di servizi per la restituzione dei fascicoli di parte ad avvocati inadempienti nel ritiro.
Si è proseguito nella ricerca congiunta di prassi virtuose che, formalizzate in protocolli d’intesa, hanno consentito il concepimento di metodologie ottimizzanti i rituali delle procedure processuali.
Tutti espedienti, che, se pur è vero che costituiscono un importante segnale di collaborazione ed intesa tra soggetti costituzionalmente compartecipi della gestione della giurisdizione, soffrono tuttavia della loro intima caratteristica: l’effetto benefico è destinato a venir meno con il venir meno dell’intervento emergenziale.
Ciò che nella realtà si è ripetutamente verificato.
Alcun riscontro hanno avuto le iniziative di protesta dell’Avvocatura associazionistica, sia civilistica che penalistica, giunte al metodo dell’astensione per sensibilizzare il potere politico centrale.
Riteniamo che sia il momento di porre molta attenzione alla situazione, per evitare che una recriminazione più incisiva possa arrivare al punto di provocare la paralisi del servizio.
Il grado di ingolfamento del Sistema Giustizia pone una questione cruciale, il Paese rallenta, perde di competitività e si avvia verso una deriva pericolosissima: l’allontanarsi inesorabile dalla civiltà di uno Stato di diritto verso apparenti soluzioni di tipo mercantilistico pericolose per il sistema Paese e lesive dei diritti dei cittadini più deboli, indifesi, più lontani dal mondo dei poteri forti.
Ciò non determinerà l’abbattimento della conflittualità, anzi già nel medio periodo porterà ad un suo inesorabile innalzamento.
La politica, tutta la politica, ha una profonda responsabilità: non avere il coraggio delle scelte, delle sfide e dell’innovazione, la responsabilità di non investire nella Giustizia perché fa più comodo pensare ai rimedi piuttosto che a reali rivoluzioni copernicane.
Non bastano più gli interventi tampone cui ogni anno il Governo di turno ci ha abituati, spesso creando più confusione normativa che altro; oggi servono interventi di sistema, iniziative che ridiano slancio ad un settore che rappresenta un cardine essenziale della forza, istituzionale ed economica, di un Paese che deve affrontare il millennio. La Giustizia necessita di rigore metodologico, di ordine, di investimenti veri.
Un Legislatore illuminato potrebbe risolvere molti dei problemi che affliggono la Giustizia se solo lo volesse davvero: i modi ci sono, i progetti non mancano: ora serve solo una fattiva volontà.
In questo clima di afasia totale, Avvocatura e Magistratura Veneti – cardini essenziali del Sistema Giustizia – hanno imparato a dialogare, al di là della politica, per trovare soluzioni concrete.
Paradossalmente questo dialogo è più forte a livello locale che a livello nazionale.
Se ripensiamo ad una Giustizia in termini di efficienza, qualità e dinamismo, siamo in grado di riformare la struttura del processo senza disperdere nessuna delle garanzie costituzionali che tanto hanno costato alla vita degli intellettuali e che sono un cardine della nostra Costituzione.
L’Avvocatura sta facendo la sua parte, con senso di responsabilità: si inventa metodi di accelerazione e abbattimento delle controversie; adotta – in accordo con la Magistratura – protocolli di comportamento che stanno assurgendo a sistemi alternativi di espletamento del processo, sia esso civile, penale, minorile; investe in proprio, con un concreto impegno finanziario, per agevolare la Magistratura a dotarsi di strumenti necessari per lo svolgimento del processo; si apre alla cittadinanza con iniziative di ampio respiro culturale, scientifico e sociale consapevole che solo l’elevazione del livello culturale di un Paese, determina un primo abbattimento delle soglie di conflitto sociale; punta, al proprio interno, sulla meritocrazia, sull’efficienza e sull’effettivo ricambio di governance, secondo un modello che, bene sarebbe, se venisse adattato al Paese.
Per tutto questo sforzo, passato sotto silenzio, spesso mistificato in asfittiche logiche di casta da quanti vedevano nel nostro rigore, nella nostra volontà di modernizzazione più un pericolo che una risorsa per il futuro, ma di cui ogni singolo avvocato è consapevole avendolo vissuto in prima persona, che il 2011 è stato dichiarato Anno dell’Avvocatura.
Vivremo quest’anno con impegno e determinazione: quell’impegno e quella determinazione mai mancati in quasi un secolo (siamo la professione con la disciplina più datata) di regolamentazione nazionale.
Purtroppo alla diminuzione progressiva del personale amministrativo degli uffici giudiziari ha fatto riscontro anche quest’anno un ulteriore aumento delle iscrizioni di nuovi avvocati pari ad una percentuale annua pressoché costante variabile tra il 3 ed il 4 %.
Quasi 11.000 iscritti agli albi veneti (per la precisione 10.753 al novembre del 2010), corrispondono comunque ad un rapporto con i cittadini residenti di circa un avvocato ogni 450, media in verità ancora lontana dal rapporto critico, su scala nazionale, di un avvocato ogni 240 residenti circa, riferibile agli ultimi dati disponibili.
Va rilevato, ad onor del vero, un dato in controtendenza, relativo il decrescente numero delle iscrizioni, in Veneto, dei praticati avvocato: quasi un centinaio in meno nel 2010.
Corre obbligo, tuttavia, di orientare l’interpretazione di tale dato più verso una latente e crescente demotivazione nell’intraprendere un percorso professionale tortuoso e privo delle gratificazioni, anche economiche, del passato, piuttosto che ricondurne la causa ad una limitazione degli spazi di ingresso attraverso l’esame di stato.
Cifre che dimostrano, quindi, quanto ineludibile ed indifferibile sia divenuto un deciso intervento del legislatore, per l’aggiornamento delle regole sull’accesso alla professione e l’adeguamento delle stesse al diritto dell’Unione Europea.
Modifica, peraltro, già prevista dal più ampio progetto di riforma dell’ordinamento professionale, fermo all’anacronistico assetto del Regio Decreto del 1933, che ad oggi ha superato l’esame del Senato ed è passato all’esame della Camera, esito di un serrato confronto tra tutte le componenti dell’Avvocatura istituzionale ed e associazionistica, in particolare quella triveneta che ne attendono l’approvazione considerandola un passaggio epocale per il futuro della classe forense.
Condividere la rilevanza costituzionale della professione forense implica un impegno consapevole e responsabile nel fornire il contributo proprio dell’avvocato all’attuazione dell’ordinamento per i fini della Giustizia.
In questa prospettiva, un aspetto di fondamentale importanza assume la formazione permanente degli avvocati.
Tutti gli iscritti all’Albo hanno, a partire dal primo settembre 2007 l’obbligo, di rilevanza deontologica, di mantenere e migliorare la propria preparazione professionale, di curare il proprio aggiornamento e di partecipare alle attività della formazione professionale secondo le modalità stabilite dall’adottato Regolamento.
Il tradizionale concetto di formazione, inteso solo come percorso di acquisizione conoscitiva che si esauriva funzionalmente con l’ingresso nella vita lavorativa e che si sostanziava nell’attività di mantenimento, è, quindi, definitivamente stato superato da una nuova concezione di formazione, quale attività permanente che comprende in sé non solo la manutenzione dei saperi formativi professionali, già acquisiti per l’ingresso nel mondo della professione, ma anche rivolta all’approfondimento dei saperi e soprattutto all’accrescimento della preparazione professionale, attraverso un’ attività formativa che diventa obbligatoriamente permanente.
La risposta degli avvocati, in questo primo periodo, è stata, nel complesso, positiva e anche le iniziali avversioni di alcune componenti al modello introdotto sono andate progressivamente affievolendosi, avendo i Consigli degli Ordini posto la formazione permanente degli avvocati tra le non discutibili priorità.
Sono stati elaborati piani di formazione, sviluppati in una completa e variegata gamma di eventi nei diversi ambiti disciplinari, oltre a quello fondamentale della deontologia.
La tematica della formazione richiede un accenno anche al profilo che riguarda l’accesso dei praticanti avvocati.
Nel 2008 la Scuola Superiore dell’Avvocatura ha predisposto un insieme di “Linee Guida” per le Scuole Forensi, gestite dai Consigli degli Ordini o dalle loro Fondazioni, la cui applicazione è destinata a rivoluzionare il tradizionale modello formativo per l’accesso all’avvocatura.
La metodologia didattica suggerita si sviluppa in particolare lungo un percorso formativo, che, anche quando tracciato all’interno delle aree tematiche di tipo tradizionale, mira a rendere possibile ai futuri avvocati l’acquisizione degli strumenti culturali e tecnici necessari per l’esercizio della professione (tra essi, il ragionamento giuridico nell’analisi e la soluzione del caso concreto; le tecniche di espressione; il linguaggio giuridico; le tecniche di redazione degli atti giudiziari; le tecniche di redazione di pareri ed atti stragiudiziali; le tecniche di ricerca; la deontologia e l’etica professionale).
I Consigli degli Ordini del Veneto hanno fatto proprio questo ambizioso programma, destinato a riempire lo spazio, attualmente privo di qualsiasi struttura istituzionale di insegnamento, tra il modello formativo universitario e l’ingresso nella professione.
A fronte di questo impegnativo progetto, va purtroppo registrato nei giovani che si affacciano al futuro esercizio dell’avvocatura un bagaglio culturale tecnico-giuridico, non sempre sufficientemente adeguato e consolidato.
L’introduzione del complesso, ma evoluto, progetto formativo della professione forense ha trovato una necessaria evoluzione nell’introduzione, da parte del Consiglio Nazionale Forense, del Regolamento sulle Specializzazioni, che entrerà in vigore nel giugno 2011.
Lo scopo del Regolamento, che pone l’Italia in linea con gli altri principali paesi europei e la raccomandazione del 2009 del CCBE, Organismo di rappresentanza dei Consigli degli Ordini dell’Unione Europea, non è certamente quello di creare aree di riserva a vantaggio di ristrette élites professionali. Al contrario, è funzionale a tutelare l’affidamento del cittadino sulla professionalità dell’avvocato, favorendo, al contempo, l’acquisizione di saperi specialistici che sono, in quanto tali, garanzia di migliore qualità della prestazione.
È, dunque, in questa ben definita prospettiva che deve essere riguardata la nuova disciplina, anche se non va dimenticato che l’acquisizione, facoltativa, del titolo di specialista, è destinata a costituire anche un’importante opportunità per i giovani avvocati, potendo rappresentare un fattore di miglioramento della competitività rispetto agli avvocati più anziani, anche se affermati e meglio radicati nel mondo della professione, purché basata su un serio e preventivo progetto professionale individuale.
L’adozione del Regolamento – i cui contenuti forse dovranno essere migliorati in talune parti con opportune modificazioni ed adattamenti – rappresenta un segnale forte alla politica che deve accettare l’inesorabile esigenza di intervenire con rapidità sulla riforma dell’ordinamento professionale.
L’avvocatura, infatti, non rinuncerà mai a svolgere la propria funzione di garante dei diritti del cittadino aspirando a posizioni di miglior livello di qualità, e contrastando ogni deriva anacronistica e regressiva.
Le considerazioni che precedono sulla funzione sociale dell’avvocato non sarebbero complete senza un accenno alla disciplina della mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali.
Con l’ingresso nel nostro ordinamento, per effetto della Direttiva UE del 21 maggio 2008, della “mediazione amministrata”, strutturata con il decreto n. 28 del 4 marzo 2010, il tentativo di conciliazione in sede di mediazione diverrà una condizione di procedibilità per l’accesso alla giurisdizione.
Si tratta di un assetto disciplinare del tutto insoddisfacente, che, sotto la parvenza di una rivoluzione copernicana costituita dalla introduzione di metodi alternativi di risoluzione delle controversie, in realtà svilisce profondamente il senso stesso dell’istituto della mediazione (che per sua natura è ben difficilmente compatibile con il carattere dell’obbligatorietà) e il ruolo dell’Avvocatura, che finisce con il perdere, almeno dal punto di vista strettamente normativo, la posizione di imprescindibile centralità che in questo campo dovrebbe invece esserle coessenziale.
L’analisi del quadro disciplinare rende evidente che l’obiettivo primario del legislatore non è stato quello di diffondere una benefica cultura, non necessariamente avversariale, nella composizione delle liti, ma piuttosto quello di introdurre uno strumento, per la verità un po’ grezzo, di pretesa deflazione del contenzioso, preordinato soltanto ad una temporanea moratoria del carico insopportabile che grava sul sistema giustizia, senza risolvere efficacemente i veri problemi e le cause che lo provocano che lo affliggono.
È auspicabile che la scadenza del 20 marzo 2011 (data in cui, secondo la previsione dell’art. 24 del D.Lgs. n. 28 del 2010, la disciplina dovrebbe entrare in vigore) venga ragionevolmente differita o, quantomeno, che venga modulata un’entrata in vigore della normativa progressivamente scaglionata nel tempo in relazione alle varie materie rispetto alle quali l’esperimento della procedura della mediazione costituisce condizione di procedibilità.
Questa soluzione consentirebbe ad Avvocatura ed istituzioni di verificare, archiviando posizioni preconcette, la possibilità di introdurre nel tessuto normativo quelle correzioni indispensabili a rendere l’istituto effettivamente fruibile, riconducendolo alla sua essenza.
I Consigli degli Ordini, si sono fatti e si faranno carico della necessaria attività divulgativa e formativa, consapevoli del ruolo e della funzione sociale che l’Avvocatura È chiamata a svolgere, anche – ed a maggior ragione - davanti a scelte poco meditate del legislatore.
I Consigli degli Ordini del Distretto hanno inaugurato la propria attività istituzionale ponendosi tra gli obiettivi programmatici primari il c.d. “Progetto Giovani”.
La fascia generazionale dei giovani avvocati rappresenta, senza dubbio, un riferimento istituzionale prioritario e ciò non solo perché in essa si identificano la maggioranza degli iscritti (circa il 70%) ma perché in essa si registrano numerose e peculiari problematiche, diffuse uniformemente su tutto il territorio del Distretto.
A tal fine, sono state istituite Commissioni Giovani, quali strumenti di raccordo delle reali esigenze, delle istanze, e delle proposte dei giovani avvocati verso le istituzioni, nella considerazione che l’apporto costruttivo delle generazioni più giovani viene visto come una ricchezza, come nuova linfa, in un panorama professionale che si sta inesorabilmente trasformando e che tende ad acquisire una nuova centralità nell’ambito della società civile, puntando su due fondamentali obiettivi.
Il primo consiste nel pianificare la creazione di strumenti di aiuto economico/finanziario, che non devono essere mere forme di assistenzialismo, per consentire alle giovani generazioni forensi di avere un bacino ove attingere risorse per organizzare e strutturare i propri studi e la propria attività professionale, anche in termini di maggior approfondimento scientifico.
Il secondo destinato ad elaborare una serie intensa di momenti di formazione che, per l’eccellenza dei contenuti e dei temi, intenda consentire il raggiungimento di standard di qualità professionale che si reputano elementi essenziali di una futura classe forense, pronta ad affrontare le sfide del millennio non solo in termini strettamente tecnico-giuridici e cioè di consapevolezza del ruolo costituzionale, ma anche e soprattutto, in termini di elevazione del pensiero, di riqualificazione dell’etica e dell’intellettualità degli avvocati.
In quest’ottica i Consigli stanno definendo alcuni accordi con Istituti di credito volti a conciliare la forte esigenza di liquidità connaturata alla necessità di investimenti strutturali di ciascun professionista ed a tal fine si stanno perfezionando:
1) contratti di finanziamento a costo zero per i giovani avvocati che intendano organizzare la propria attività mediante acquisto di strumenti di lavoro;
2) contratti di cessione di crediti a percentuali vantaggiose, necessari per far ottenere l’immediato pagamento di tutti quei crediti che sorgono a seguito di attività defensionale svolta in favore di soggetti meno abbienti in regime di patrocinio a spese dello Stato, ovvero dei difensori d’ufficio per imputati dichiarati irreperibili, evitando di attendere 4-5 anni per i pagamenti provenienti dallo Stato;
3) convenzioni con studi professionali tributari che siano in gradi di definire, in favore degli iscritti più giovani, reti di assistenza fiscale e commerciale a costi particolarmente convenienti, per consentire di far fronte gli obblighi fiscali con razionalità, puntualità e trasparenza.
L’Avvocatura ha inoltre elaborato ed organizzato:
- programmi seminariali di approfondimento linguistico destinati sia ad affrontare le nuove sfide derivanti dall’apertura ai mercati internazionali ed al conseguente arrivo nel territorio italiano di capitali stranieri, sia ad affrontare il ruolo defensionale in favore di soggetti stranieri giunti nel nostro Paese;
- programmi seminariali di approfondimento di alcune tematiche cruciali, che spesso non vengono affrontate all’università, quali la logica, l’argomentazione, la persuasione forense;
- programmi di tirocinio professionale che si differenzino dal canonico praticantato.
Anche grazie all’energica spinta propulsiva della Presidenza della Corte d’Appello e dei Presidenti di alcuni Tribunali del Distretto, si è ottenuto che alcuni giovani – scelti tra i più meritevoli – possano svolgere un periodo di tirocinio presso gli Uffici giudiziari: ciò consentirà ai giovani praticanti avvocati di accedere ad un periodo di formazione professionale al fianco dei magistrati, in tal modo acquisendo non solo la tipica esperienza forense ma anche l’ottica del fronte opposto, preziosa per un generale miglioramento della loro preparazione, collaborando nell’attività di ricerca e di stesura degli atti.
Si spera così di poter fronteggiare alcune pericolose e dilaganti derive che tanto sono state criticate dalla classe forense.
Si intende alludere sia a tutti quegli espedienti di dubbia valenza professionale adottati nell’organizzazione degli studi legali, quali i c.d. negozi giuridici, che hanno trasformato la professione forense in un servizio legale di tipo low cost e che hanno determinato una profondo abbassamento dei ranghi e dei livelli di qualità, sia ai nuovi approcci metodologici nell’acquisizione del lavoro e di marketing, selvaggio e privo di regole, che tanta deminutio hanno provocato nell’immagine dell’Avvocatura.
Tutto ciò nella convinzione che i giovani Avvocati veneti sapranno condividere, rispondere e partecipare a questo nostro progetto con dinamismo e determinazione.
I Protocolli sottoscritti dagli Ordini Veneti ed i Ministri della Giustizia e della Pubblica Amministrazione ed Innovazione nel luglio del 2009 hanno avuto, in meno di un anno dalla loro sottoscrizione, concreta attuazione grazie allo sforzo congiunto di avvocati, magistrati e cancellieri.
Nel corso del 2010, con cadenza quasi bimestrale, si sono tenute riunioni a livello distrettuale in contraddittorio tra le componenti del servizio giustizia, coordinate dalla Presidente della Corte d’Appello, nel corso delle quali sono state concordate modalità e tempistica e sono stati affrontati i problemi, che man mano si presentavano, al fine di raggiungere l’obbiettivo prefissato.
In adempimento dei contenuti dei Protocolli, sono state effettuate le operazioni di bonifica delle anagrafiche degli avvocati contenuti nel database dei Tribunali di tutto il Distretto finalizzate al passaggio delle cancellerie dal sistema informatico SICC al sistema informatico SICID (le cancellerie interessate sono quelle civili, lavoro e volontaria giurisdizione).
Per quanto attiene alla cancelleria della Corte d’Appello, l’Ordine di Venezia si è assunto l’onere economico di coadiuvare il personale nelle operazioni di bonifica dei dati degli avvocati censiti nei registri di cancelleria (circa 10.000 nominativi), con ciò consentendo il puntuale rispetto dei tempi previsti per il passaggio dal vecchio al nuovo sistema e il conseguente avvio delle comunicazioni dei biglietti di cancelleria con valore legale.
Portata a termine la bonifica delle anagrafiche degli avvocati contenuti nei database dei Tribunali del Distretto, tra il 18 giugno e il 6 luglio 2010, tutte le cancellerie sono migrate dal sistema informatico SICC al sistema informatico SICID.
Il Ministero della Giustizia ha posto, quale condizione per ottenere l’attribuzione dell’efficacia legale delle comunicazioni telematiche, che almeno il 50% degli Avvocati civilisti iscritti all’Albo tenuto da ogni Consiglio, sia iscritto al Punto d’Accesso, costituito presso ogni ordine del Distretto, risultato ormai praticamente quasi raggiunto.
Tra novembre e dicembre 2010, i Presidenti dei Tribunali del Distretto e i Presidenti dei Consigli degli Ordini hanno inoltrato richiesta congiunta al Ministero di Giustizia per l’ottenimento del decreto ministeriale che attribuisce valore legale alle comunicazioni dei biglietti di cancelleria in via telematica nei procedimenti civili di primo e secondo grado. Si prevede la pronuncia di tale decreto entro il 1 febbraio 2011.
La partecipazione al Consiglio Giudiziario del Distretto, esperienza ormai irrinunciabile di reale coinvolgimento nell’amministrazione del sistema, ha permesso all’Avvocatura Veneta di metabolizzare con maggior cognizione di causa i criteri di individuazione delle migliori scelte di gestione.
Si è constatata, infatti, l’acquisizione di un più elevato livello generale di consapevolezza del ruolo assunto, che lo stesso Consiglio Nazionale Forense ha valorizzato attraverso un’iniziativa destinata a fornire un utilissimo strumento di supporto.
È stato elaborato e pubblicato un prezioso testo illustrativo delle funzioni dei Consigli Giudiziari finalizzato alla formazione degli avvocati in genere, ma destinato in particolare ai componenti dei consigli stessi.
Va riconosciuto ai rappresentanti dall’Avvocatura Veneta il merito di aver posto mano determinante al manuale, ciò che ha garantito loro l’importante funzione, per conto del Consiglio Nazionale Forense, di formatori dei futuri rappresentanti che subentreranno nel ruolo.
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Ecc.ma Sig. Presidente, Magistrati tutti, ben consapevoli delle responsabilità che abbiamo, forti del proposito di crescere ancor più nel ruolo di componente imprescindibile del Sistema Giustizia, nello spirito di un continuo e proficuo confronto e di una costante disponibilità a collaborare per il miglior funzionamento del servizio, nella ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ci associamo all’apertura dell’Anno Giudiziario 2011.
Il Presidente dell’Ordine Distrettuale degli Avvocati di Venezia
Avv. Daniele Grasso
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